Impariamo a riconoscere le microaggressioni

In genere sono di stampo sessista, razzista o omofobico

Le subiamo inconsapevolmente o le mettiamo in atto involontariamente. Ecco perché è importante riconoscerle, per noi e per chi ci sta accanto.

Spesso subiamo aggressioni senza che ce ne rendiamo conto, ma finiscono sempre per accumularsi silenziosamente dentro di noi. Si tratta delle cosiddette “microaggressioni”, messaggi verbali o non verbali che tendendo a esprimersi a un livello più implicito, comunicando ostilità e disprezzo.

Può capitarci di riceverle durante le interazioni personali oppure dai mass-media. In certi casi gli artefici siamo proprio noi. Non è un caso che siano state descritte per la prima volta dallo psichiatra Chester Pierce della Harvard University per indicare i messaggi ricevuti quotidianamente dalle persone vittime di razzismo. Il concetto di “microaggressione” è stato in seguito ripreso e approfondito, in riferimento anche ad altri gruppi stigmatizzati, dallo psicologo Derald Wing Sue della Columbia University, il quale suddivide questi messaggi in tre categorie principali:

  • Microattacchi. Messaggi esplicitamente denigratori, di solito consapevoli, con il preciso obiettivo di offendere le persone a cui sono diretti.
  • Microinsulti. Messaggi offensivi che trasmettono, spesso inconsapevolmente, maleducazione e mancanza di rispetto.
  • Microinvalidazioni. Comunicazioni, di solito involontarie, che negano o tendono ad annullare i pensieri, i sentimenti e le esperienze delle persone a cui sono dirette.

Per capire meglio quanto sono diffuse, possono essere utili alcuni esempi di microaggressioni sessiste: “guarda come guida, scommetto che al volante c’è una donna!”; “lascia fare a me, è un lavoro da uomo. Tu va’ a occuparti dei bambini”. Altri esempi di microaggressioni possono essere quelle razziste: “Obama è giovane, bello e abbronzato”; “oggi viene la filippina” (in riferimento alla collaboratrice domestica); “non sono razzista, ma è meglio per tutti che ognuno se ne stia a casa propria”. Oppure quelle omofobiche: “non ho nulla contro i gay, però dovrebbero essere più riservati”; “sei proprio lesbica!”; “non fare il gay”; “i veri discriminati sono gli eterosessuali”.

La caratteristica fondamentale delle microaggressioni, quella di essere modalità di violenza spesso non esplicita, le rende particolarmente insidiose e difficili da riconoscere. Infatti, quando subiamo una microaggressione, non sempre siamo consapevoli dell’effetto negativo che ha su di noi. Ci fa male, ma spesso non ce ne accorgiamo. Ci coglie impreparati e non sappiamo come reagire. E a volte siamo proprio noi a metterle in atto, solitamente senza rendercene conto e ignorando il messaggio di svalutazione o disconferma che staimo inviando. Con un po’ di attenzione possiamo comprenderle e riconoscerle. Un esercizio di autoconsapevolezza di cui gioveranno le nostre relazioni interpersonali e grazie al quale faremo un passo importante verso il rispetto degli altri e di noi stessi.

Impariamo a riconoscere le microaggressioni di Nicola Nardelli (7 maggio 2017)
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