Il lato oscuro della verità

Quando l’onestà diventa un problema

Oltre ai “bugiardi patologici” esistono anche gli “onesti patologici”? Che cosa significa dire sempre la verità?

Dire la verità è una possibilità, una scelta auspicabile oppure una costrizione? Alcune persone sentono l’impulso incontrollabile di dire tutto, sempre e solo la verità, e non possono farne a meno. Quando essere sempre schietti e sinceri è sentito come un obbligo, può essere un segnale che qualcosa non va.

Se è vero che dire spesso bugie può rivelare una condizione di malessere più o meno consapevole, anche l’incapacità di mentire o il forte senso di colpa avvertito quando si dice una bugia può rappresentare uno spunto su cui riflettere. Per esempio, una bugia può essere detta a fin di bene: si tratta della “bugia bianca”, quella menzogna che sostituisce la verità quando la persona che la ascolta ne potrebbe essere ferita o turbata. Per alcuni, tuttavia, può essere difficile anche ricorrere alle bugie bianche.

Il vissuto di costrizione è comune a molte persone che dicono la verità “a tutti i costi”, ma i significati associati al mentire possono essere diversi. Per ogni persona “patologicamente onesta” può essere utile scoprire che cosa significa mentire: innanzitutto, qual è il significato personale attribuito alla menzogna? E qual è la propria storia relativa alla dicotomia bugia/verità? Vediamo alcuni esempi.

C’è chi non mente perché è più facile dire sempre la verità. La sincerità, in genere, non richiede l’uso di particolari risorse cognitive. Mentire invece può generare ansia a causa del timore di non riuscire a ricordare ciò che si è detto.

C’è chi non mente perché ritiene che sia moralmente sbagliato. Si può essere riluttanti a dire una bugia, anche quella più banale, per non contravvenire alle regole morali, impartite dai genitori o dalla religione. Potrebbe però essere utile chiedersi se la rigida applicazione di queste regole sia stata sempre l’opzione migliore per noi e per chi ci sta intorno, e come sarebbero andate le cose altrimenti.

C’è chi non mente perché ha difficoltà a provare empatia e a sintonizzarsi con l’altro. Se si pensa che la verità è insostenibile per chi l’ascolta, tanto da provocare più danni della menzogna, in certi casi può essere preferibile dire una bugia o una mezza verità. Ma per capire quanto una verità può risultare nociva è necessario valutarne le conseguenze sull’altro, e quindi avere la capacità di mettersi nei suoi panni.

C’è chi non mente perché non riesce a difendere i propri confini personali. Eppure essere autentici e sinceri con gli altri non significa necessariamente dover fare di se stessi un “libro aperto” e svelare a ogni costo anche le parti più intime di sé. Salvaguardare i propri confini significa anche proteggere i propri segreti: svelarli, anche nelle relazioni più strette, dev’essere fatto senza sentirsi costretti, ma con spontaneità e consapevolezza.

C’è chi non mente perché non vuole rinunciare alla propria autenticità. Magari in passato si cercava di dare un’immagine di sé artefatta, mentre ora si è felici di riuscire a porsi nel mondo con naturalezza e sincerità. Ma forzarsi a essere autentici è un controsenso, mentre rivelare aspetti di sé è una scelta, un atto spontaneo e volontario che non può prescindere dalla consapevolezza di se stessi e dei propri affetti.

Si può amare la verità. Ma l’amore felice è quello che prevede il libero arbitrio. Arida e infelice è invece l’onestà quando dire la verità è una costrizione.

Foto del ragazzo dubbioso di Owen Engesser da Pixabay

Donna che prova imbarazzo nel dire la verità Avvertire imbarazzo o costrizione nel dire la verità può essere un segnale che qualcosa non va
Ragazzo dubbioso Dire sempre la verità è una scelta? Quanto ci sentiamo a nostro agio nell’essere onesti?
Il lato oscuro della verità. Quando l’onestà diventa un problema di Nicola Nardelli (1 maggio 2020)
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