Castelli di sabbia

La psicologia della menzogna

Raccontare una bugia è un’esperienza assai comune che, di solito, non ha risvolti psicopatologici. Ma se dire bugie diventa un’abitudine, è importante capirne il perché.

Perché si dicono le bugie? I motivi possono essere diversi, più o meno leciti. Si va dalla cosiddetta “bugia bianca” o “bugia a fin di bene”, a cui si ricorre per il timore di offendere o ferire l’altro, alla menzogna abituale, dove il mentire diviene una modalità automatica di relazionarsi con se stessi e con gli altri. Per molti “bugiardi patologici” la menzogna è così abituale, talora incontrollabile, da diventare un comportamento compulsivo. (Anche sentirsi in obbligo di dire sempre la verità può segnalarci che c’è qualcosa che non va; del lato oscuro della verità ci occuperemo prossimamente.)

Un primo passo da fare per capire le motivazioni sottostanti le menzogne è comprenderne la finalità: per chi, a che scopo si dicono bugie? Vediamo alcuni esempi.

Gabriella è una giovane studentessa fuori sede. Fin dall’inizio dell’università, racconta ai compagni di essere figlia di un ricco industriale. In realtà i genitori sono entrambi braccianti agricoli. Ha sempre sofferto per l’idea di appartenere a un ceto sociale cui lei stessa guardava con disprezzo. D’altra parte, quando andava a scuola è capitato che la prendessero in giro per via del lavoro dei genitori. Per questo motivo ha deciso di inventarsi origini diverse, credendo di poter “gestire” in questo modo il giudizio degli altri. Si è costruita un’immagine di sé che le ha dato l’illusione di essere ben voluta da tutti. Ma ben presto è divenuta schiava di questa immagine, l’unica per lei accettabile. Per tenere fede a questo rigido copione, non è stata in grado di instaurare rapporti di amicizia sinceri, spesso ha dovuto rinunciare a uscire di casa e quando fa ritorno al suo paese le è sempre più difficile raccontare della sua vita universitaria.

Emanuele è un impiegato gay di 32 anni. Ha sempre nascosto la sua omosessualità agli amici, ai colleghi e ai suoi familiari. Credendo che fosse la soluzione migliore per essere accettato e tutelare la propria riservatezza, ha iniziato a raccontare a tutti di avere una fidanzata che vive in Germania. Spesso dedica del tempo a inventarsi storie sul loro rapporto a distanza. Questa situazione diviene però sempre più difficile da gestire: anno dopo anno il bisogno di tenere fede alle storie inventate diventa sempre più gravoso e opprimente. Non mancano le discussioni con il suo attuale fidanzato che vorrebbe frequentarlo anche in altri contesti oltre che in quello di coppia. Con la nascita dei suoi primi nipoti inizia a provare un senso di insofferenza e costrizione per le bugie che racconta, ma al tempo stesso non sa come riappropriarsi di una dimensione più autentica della sua vita.

La bugia patologica può essere considerata un meccanismo di difesa a cui si ricorre per cercare di avere il controllo su una verità che si ritiene ostile o indesiderabile. Ma si tratta di una mera illusione che, menzogna dopo menzogna, non fa altro che rendere più difficile affrontare la realtà. E, a volte, si rimane imprigionati nella propria rete di menzogne per restare sempre vigili affinché il proprio mondo illusorio non si sgretoli come un castello di sabbia.

In certi casi si può arrivare a credere alle proprie bugie e si perde la capacità di distinguerle dalla verità. Come se, con l’abitudine di mentire, si giungesse a confondere la realtà con la fantasia. Inoltre, non essendo più in grado di essere autentici con gli altri, non si riesce a esserlo neanche con se stessi.

Spesso, all’origine di questi comportamenti vi possono essere sia insicurezza e scarsa autostima, sia un senso di sé grandioso. In entrambi i casi vi è una fragilità di fondo, e la bugia appare l’unico modo per difendersi. Chiedersi perché si mente è il primo passo per trovare la chiave per uscire dalla propria prigione fatta di menzogne, una prigione che spesso viene condivisa dalle persone con cui si è in relazione. Quale che sia il motivo delle menzogne – per ottenere approvazione, oppure per proteggere la propria intimità – fare a meno della propria autenticità ha dei costi psicologici e diviene sempre più difficile restare fedeli a immagini di sé fittizie e in spazi illusori che, per quanto desiderabili, rimangono angusti.

Foto delle maschere di Ruth Archer su Pixabay
Foto della persona incappucciata di Moritz Bechert su Pixabay

Individuo imprigionato nella prorpria rete di menzogne Il mentire, quando diventa un comportamento abituale, può avere risvolti psicopatologici, fino a imprigionare l’individuo nella sua stessa rete di menzogne
Persona fragile e sola Mentire spesso, sintomo di una fragilità di fondo, può incidere negativamente sul proprio benessere e sulla vita relazionale

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Castelli di sabbia. La psicologia della menzogna di Nicola Nardelli (10 aprile 2020)
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