Identità e orientamento sessuale

L’impatto dell’omofobia e del minority stress

Un tempo l’omosessualità e la bisessualità erano considerate psicopatologie e si cercava di “convertirle” in eterosessualità. Ma la ricerca scientifica ha dimostrato che sono varianti normali della sessualità e ha riconosciuto l’impatto deleterio dello stigma sociale sul benessere.

L’orientamento sessuale è una caratteristica tendenzialmente stabile, almeno in parte determinata geneticamente. In genere si distingue l’eterosessualità (attrazione per le persone dell’altro sesso), l’omosessualità (attrazione per le persone dello stesso sesso) e bisessualità (attrazione per le persone di entrambi i sessi). In assenza di attrazione sessuale si parla invece di asessualità.

L’identità sessuale è quella componente dell’identità che riguarda l’esperienza psicologica relativa al proprio orientamento sessuale. In altre parole, se l’identità di un individuo corrisponde al suo senso di sé che gli permette di rispondere alla domanda “chi sono io?”, l’identità sessuale consente di rispondere alla domanda “chi mi piace?”. Per esempio, avere un’identità gay o lesbica significa non solo accettare di avere un orientamento omosessuale, ma anche riconoscerlo. Allo stesso modo, avere un’identità bisessuale significa avere un orientamento bisessuale e riconoscerlo come parte di sé.

Essendo l’omosessualità e la bisessualità oggetto di stigma sociale, pregiudizi e discriminazioni, non è scontato che una persona riconosca e accetti come parte di sé il proprio orientamento sessuale. Anche se fortunatamente sempre meno, all’omosessualità e all’eterosessualità vengono associate caratteristiche negative e denigratorie. Di contro, l’eterosessualità viene quasi sempre data per scontata. Così, senza accorgercene, interiorizziamo i pregiudizi omofobici (o bifobici).

Quando lo stigma sociale viene interiorizzato dalle stesse persone omosessuali e bisessuali, il riconoscimento del proprio orientamento sessuale e la sua accettazione come parte di sé possono essere ostacolati, fino a produrre quella che si suole chiamare “omofobia interiorizzata”: un atteggiamento che va dal disagio al disprezzo, fino al disconoscimento, di quello che è il proprio orientamento sessuale. Insieme alle discriminazioni e alle violenze subite, l’omofobia interiorizzata va a costituire una dimensione di disagio caratterizzata da cicli di stress cronico denominata minority stress. L’omofobia interiorizzata e il minority stress possono compromettere il benessere psicofisico, per esempio producendo sensi di colpa, vergogna, sentimenti depressivi, e possono minare l’autostima, il rendimento scolastico e lavorativo, nonché la qualità delle relazioni, incluse le relazioni sentimentali e i rapporti sessuali.

Non c’è da stupirsi se molti pazienti si rivolgono allo psicologo per capire se sono omosessuali e, talvolta, avanzano richieste più o meno esplicite di “conversione” o di “terapie riparativa”.

Purtroppo l’omosessualità è stata oggetto di pregiudizio anche in ambito scientifico e psicoanalitico. Come testimonia lo psichiatra e psicoanalista Otto Kernberg (2002, p. 10), “lo studio scientifico dell’omosessualità è senza dubbio un classico esempio dell’impatto deleterio che l’ideologia ha avuto sulla ricerca [...] e nessun ambito della psicoanalisi è riuscito a sottrarsi a tali contaminazioni e conflitti ideologici.”

Figlio del suo tempo, Sigmund Freud aveva un atteggiamento ambiguo verso l’omosessualità, ma comunque più aperto dei suoi successori che, a metà del secolo scorso, hanno diffuso teorie che la consideravano come una patologia o una deviazione dello sviluppo. Le ricerche del sessuologo Alfred Kinsey e della psicologa Evelyn Hooker hanno aperto la strada alla rimozione dell’omosessualità dalla classificazione dei disturbi mentali (DSM) dell’American Psychiatric Association (OMS) nel 1973 e dalla classificazione internazionale delle malattie (ICD) dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) nel 1990.

In alto: “Lion Gay Pride” di Laurence Barnes [CC BY-NC-SA 2.0], Flickr

Omosessualità negli animali non umani L’orientamento sessuale dipende anche da fattori biologici. D’altra parte, l’omosessualità è presente anche in natura
Eteronormatività L’eterosessualità viene spesso data per scontata, mentre omosessualità e bisessualità sono oggetto di pregiudizi e discriminazioni
Lecosecambiano@scuola. Strumenti per combattere il bullismo omofobico (Nappa e Nardelli, 2017) Nell’ambito del minority stress è importante considerare le esperienze di bullismo omofobico

Si può diventare eterosessuali?

L’orientamento sessuale è una caratteristica tendenzialmente stabile. Eppure, la psichiatria e la psicoanalisi hanno provato a “convertire” l’omosessualità tramite elettroshock, terapie ormonali o le cosiddette “terapie riparative”. Questi tentativi, basati spesso su pregiudizi di matrice ideologica-religiosa e non su teorie scientifiche, partono dal presupposto che l’omosessualità sia una patologia dello sviluppo, per lo più attribuendone le cause al rapporto con i genitori. Ma se già Freud, nel 1920, affermava che “l’impresa di trasformare un omosessuale in un eterosessuale non offre prospettive di successo”, ormai la comunità scientifica è d’accordo nel considerare questi interventi inefficaci e dannosi, oltre che eticamente scorretti (come se si volesse “curare una malattia” che non esiste). Infatti, non essendo l’orientamento sessuale modificabile attraverso interventi psicoterapeutici o farmacologici, l’unico risultato che si può ottenere è la repressione dell’omosessualità, una pseudoeterosessualità, una sorta di eterosessualità finta e forzata che, invece di apportare benefici, esacerba il conflitto interno e procura danni, contravvenendo al vecchio adagio medico primum non nocere. È invece importante comprendere a fondo i vissuti dei pazienti che manifestano il desiderio di cambiare orientamento sessuale. Allo stesso tempo è importante che i clinici sappiano riconoscere i propri pregiudizi e suppliscano alla mancanza di (in)formazione su queste tematiche. Per approfondimenti si vedano le Linee guida per la consulenza psicologica e la psicoterapia con persone lesbiche, gay e bisessuali (Lingiardi e Nardelli, 2014).

Linee guida per la consulenza psicologica e la psicoterapia con persone lesbiche, gay e bisessuali (Lingiardi e Nardelli, 2014) Linee guida per la consulenza psicologica e la psicoterapia con persone lesbiche, gay e bisessuali (Lingiardi e Nardelli, 2014) promosse dall’Ordine degli Psicologi del Lazio e recepite dal Consiglio Nazionale degli Psicologi

Consulenza psicologica e psicoterapia sono utili a comprendere e integrare la propria identità sessuale e ad affrontare le esperienze di omofobia e minority stress.

È possibile prendere un appuntamento presso lo studio Roma Eur oppure per una consulenza psicologica online.

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