Bullismo e cyberbullismo

Perché è importante riconoscerlo e combatterlo *

“Le aggressioni che ho subìto dai bulli durante la scuola sono troppe per ricordarle tutte. Un giorno mi hanno rotto il braccio sinistro, e mi hanno pure detto che ero fortunato che non mi avevano rotto il destro. Mi hanno spento sigarette sul collo mentre altri ragazzi mi tenevano fermo. Anche quando gli insegnanti erano nei dintorni mi prendevano a calci. Una volta un professore mi ha detto che la colpa dei miei problemi era mia.” (Rivers, 2015, p. 151)

Quella che avete appena letto è la testimonianza di Davide, un ragazzo la cui vita è stata segnata prepotentemente dalle violenze subite. Le sue parole ci fanno capire che il bullismo non è “uno scherzo tra ragazzi” come (troppo) spesso abbiamo sentito dire.

Tutti i bambini hanno il diritto di crescere serenamente. Invece, chi subisce bullismo subisce un danno alla propria persona e alla propria esistenza. A volte succede poi che chi dovrebbe rappresentare una fonte di aiuto, sostegno e protezione (per esempio la famiglia, i docenti, le forze dell’ordine) disconosce o minimizza le violenze subite, a volte persino attribuendo la colpa alle vittime, procurando loro un’offesa ulteriore e, forse, anche più grave.

Sono molte le ricerche scientifiche che attestano le conseguenze deleterie del bullismo, a breve e a lungo termine: dispersione scolastica, disturbi post-traumatici, ansia, depressione, comportamenti autolesionistici, fino ad arrivare al suicidio. Alcune di queste conseguenze non riguardano solo chi subisce bullismo, ma anche chi ne è testimone.

Sarebbe però sbagliato limitarsi a incolpare i bulli: i loro comportamenti vanno compresi come sintomo di disagio e l’intervento non può esaurirsi nella loro punizione. Le ricerche dimostrano che anche i bulli corrono il rischio di sviluppare disturbi psicologici che compromettono il benessere individuale e le relazioni con gli altri, con ripercussioni che possono anche perdurare in età adulta. A volte, chi è bullo è anche vittima, e viceversa.

Un’indagine svolta dall’Istat nel 2014 ha evidenziato che in Italia un adolescente su cinque subisce prepotenze a scuola, più volte al mese. Un adolescente su dieci le subisce ogni settimana. Questi dati, già allarmanti, probabilmente sono anche sottostimati perché le prepotenze sono vissute con vergogna e tenute nascoste. Inoltre, docenti e genitori non sempre possiedono gli strumenti e le conoscenze adatte per riconoscerle e contrastarle. Secondo un più recente sondaggio di Demos & Pi (autunno del 2016), il 30% degli studenti intervistati ritiene che il bullismo riguardi la maggior parte delle scuole del proprio quartiere.

Per combattere il bullismo è importante saperlo identificare. Affinché si possa correttamente parlare di bullismo, è necessario che gli atteggiamenti di sopraffazione siano intenzionali e ripetuti nel tempo, e che vi sia uno squilibrio di potere tra vittima e persecutore.

Per combattere il bullismo è importante anche capirne le cause. Ogni cultura ha un ideale subliminale e chi non lo soddisfa viene considerato inadeguato. Tuttavia, nessuno riesce a soddisfare pienamente questo ideale. Alcuni soggetti prendono di mira chi è percepito come “diverso” per spostare l’attenzione dalle proprie debolezze e lacune. Il bersaglio diviene maggiormente consapevole di quegli aspetti che lo rendono “diverso”, diventa più teso e ansioso, a volte enfatizza proprio quegli aspetti. I soprusi aumentano e la vittima finisce per accettare il ruolo attribuitole, ritrovandosi in una posizione senza via d’uscita.

Il bullismo può essere perpetrato con la violenza verbale, attraverso insulti, offese, prese in giro, minacce; con la violenza fisica, attraverso aggressioni fisiche, danneggiamento o furto di oggetti appartenenti alla vittima; con la violenza psicologica, attraverso l’emarginazione dal gruppo o la diffusione di pettegolezzi e dicerie. Vi è, infine, una forma di bullismo che – è proprio il caso di dire – “si propaga nella rete.” Si tratta del cosiddetto cyberbullismo che si diffonde attraverso internet e telefonini. Rispetto alle forme tradizionali di bullismo, il cyberbullismo può essere ancora più pericoloso. Innanzitutto, grazie all’anonimato, i bulli molto spesso restano anonimi, protetti dallo schermo del PC o dello smartphone, e le loro violenze possono essere ancora più feroci. Le prese in giro e le violenze non vengono osservate e condivise unicamente dalla classe o dalla scuola, ma da tutti i contatti delle vittime e dei bulli (e potenzialmente da tutto il web). Si diffondono rapidamente e permangono in rete, e la vittima è raggiungibile sempre e ovunque. Purtroppo, il fenomeno del cyberbullismo è in rapida espansione, e non sempre i genitori e gli insegnanti riescono a monitorare ciò che accade online per proteggere i propri figli e i propri studenti.

Come accennato, il bullismo è caratterizzato dall’intenzionalità, dalla persistenza dei comportamenti aggressivi e dallo squilibrio di potere. Questo squilibrio di potere spesso rispecchia il contesto socioculturale dove avvengono gli episodi di bullismo, ovvero dove le minoranze (o quelle considerate tali dal gruppo socialmente dominante) subiscono pregiudizi e discriminazioni. Esempi di questi bullismi sono quelli messi in atto contro i giovani disabili o contro i giovani appartenenti a minoranze etniche o religiose.

Il bullismo omofobico costituisce un altro esempio di bullismo verso una minoranza, quella sessuale e di genere. Vengono attaccati le ragazze e i ragazzi a causa della loro espressione di genere o del loro orientamento sessuale, quello reale, ma anche quello presunto – infatti, lo subiscono anche molti giovani eterosessuali. Ma quando a subire bullismo omofobico sono proprio i giovani LGBT, le aggressioni sature di contenuti sessuali possono aumentare, anche drammaticamente, le difficoltà legate al percorso riguardante la scoperta di sé. Per loro può essere ancora più difficile sottrarsi agli abusi e chiedere aiuto per atti che rimangono circonfusi da un’aura di segretezza e vergogna. A causa di queste e altre peculiarità, il bullismo omofobico è particolarmente insidioso e difficile da prevenire e contrastare (per approfondimenti rimando al volume Lecosecambiano@scuola pubblicato nel 2017 da Raffaello Cortina).

Qualunque sia la forma e la tipologia di bullismo, per combatterla è importante agire contemporaneamente in due direzioni. Da una parte è necessario offrire sostegno e protezione alle vittime; dall’altra è importante fare prevenzione attraverso azioni molteplici e appropriate, da attuare a vari livelli, dal macrosistema per finirealle famiglie e all’ambiente scolastico. È proprio qui, infatti, che va riconosciuto il ruolo dei genitori e degli insegnanti, i quali costituiscono importanti modelli di comportamento, nonché un fattore di protezione contro il bullismo. Come evidenziato da molte ricerche, gli studenti che percepiscono negli insegnanti un atteggiamento di disapprovazione nei confronti del bullismo tendono a diminuire le proprie condotte violente e sono più propensi ad aiutare le vittime di bullismo.

Nel 2011, l’allora segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon fece un’affermazione importante sul bullismo, sul ruolo dello Stato e dei cittadini. Il suo discorso riguardava il bullismo omofobico, ma è riferibile a ogni tipologia di bullismo. “Affrontare questo problema è una sfida comune. Tutti noi abbiamo un ruolo in questo in qualità di genitori, familiari, insegnanti, vicini di casa, dirigenti di comunità, giornalisti, figure religiose, funzionari pubblici. […] Gli Stati sono giuridicamente obbligati a proteggere i propri cittadini da questo tipo di violenze.”

* Questo testo riprende il mio intervento alla presentazione della Campagna di Amnesty International “No al bullismo” (Roma, Istituto della Enciclopedia Italiana, 24 ottobre 2017).

Intervengono (in ordine di apparizione): Riccardo Noury (moderatore), Veronica Pivetti (testimonial della Campagna), Marzia Calvano, Nicola Nardelli, Patrizia Sciarma, Loredana Soreca, Sharon Pollex, Gianni Rufini, Elena Ferrara.

No al bullismo Ogni bambino ha il diritto di crescere serenamente
Ragazzo isolato Il bullismo può avere effetti psicologici deleteri, a breve e a lungo termine
Bullismo tra ragazze Uno dei luoghi comuni sul bullismo è che riguarda solo i maschi. Non è così
Bambino bullo I comportamenti aggressivi vanno compresi come sintomo di disagio e l’intervento non può esaurirsi nella loro punizione
Integrazione minoranze La cultura delle varietà è fondamentale per il rispetto reciproco

Letture consigliate

  • Menesini, E., Nocentini, A., Palladino, E. (2017). Prevenire e contrastare il bullismo e il cyberbullismo. Il Mulino, Bologna.

  • Nappa, M. R., Nardelli, N. (2017). Lecosecambiano@scuola. Strumenti per combattere il bullismo omofobico. Pref. di R. Baiocco e V. Lingiardi. Raffaello Cortina, Milano.

  • Rivers, I. (2015). Bullismo omofobico. Conoscerlo per combatterlo. Ed. it. a cura di V. Lingiardi. Il Saggiatore, Milano.

Prevenzione e intervento psicologico sono strumenti efficaci contro il bullismo.

È possibile contattarmi per informazioni e consulenze.

­